7 Agosto 2022

San Giusto a Rentennano – Chianti Classico 2018

Vi assicuro che passeggiare nella fattoria di San Giusto a Rentennano significa ritrovarsi in un ambiente di unica familiarità e accoglienza, per me poi, che ho vissuto un’infanzia nella vigna di mio nonno e che ho amato la vendemmia artigianale fatta di stivali, torchi manuali e ape-car di non meglio conosciuta età, significa riportare alla memoria giorni indelebili di assoluta gioia e armonia, in cui la famiglia viveva unita le strade che portavano dalla vigna al palmento.

Sicuramente non siamo proprio a quei livelli, ma vi assicuro che la tradizionalità che ho potuto toccare con mano in questa azienda ha davvero caratteristiche irripetibili di unicità. La fattoria mantiene la storica struttura secolare, sebbene affiancata dalle migliori tecnologie utilizzate per ridurre al massimo l’impatto ambientale, come l’impianto solare fotovoltaico installato nel 2007 per produrre l’energia elettrica necessaria a soddisfare l’intero fabbisogno aziendale. Favolosa la bottaia, rude e priva di qualsiasi artifizio, in cui temperatura e umidità sono garantite unicamente dalla struttura tufacea originale.

La proprietà si sviluppa su 160 ettari, di cui 31 a vigneto, 11 a oliveto, 40 a bosco, 78 a seminativo, prato e pascolo. Le lavorazioni sono rigorosamente manuali e i vini vengono prodotti solo da uva proveniente da vitigni di proprietà, curati per filo e per segno per tutto il ciclo vitale secondo i dettami dell’agricoltura biologica.

Il Chianti Classico in degustazione potrebbe essere considerato l’entry level della cantina, sebbene in realtà si tratta di un prodotto di assoluto valore e capace di suscitare enorme interesse anche nella critica internazionale (si veda il terzo posto nella top 100 wine spectator per l’annata 2016). E’ prodotto al 95% da uve Sangiovese e al 5% da Canaiolo, raccolte manualmente e fermentate in vasche di cemento e acciaio per 14 giorni. La Malolattica si sviluppa grazie al riscaldamento del locale di sosta dei vini e la maturazione avviene in tonneaux da 500 litri per 10-12 mesi, oltre ai 6 mesi di affinamento in bottiglia prima della commercializzazione.

Alla vista il tipico rosso rubino impenetrabile e brillante è impreziosito da un’unghia purpurea e da una consistenza decisamente prestante.

Il bouquet è ampio e di grande intensità, porta subito alla mente la ciliegia sotto spirito, i ribes e dei piccoli frutti rossi, con un ricordo di carrubo e delle freschissime note balsamiche e speziate. Il delicato e fine floreale accompagna l’importante rappresentazione terziaria data da sentori di humus, cioccolato e tostatura.

Il sorso è caldo e morbido, sebbene la freschezza non tardi ad arrivare, accompagnata da un tannino ben evidente, ma che si presenta senza eccessi al palato. Buona intensità e notevole persistenza accompagnano un corpo robusto, in un vino di sicuro equilibrio e di buona armonia. Piacevole la chiusa tutta affidata al ritorno dei frutti rossi che avvolgono la bocca con estrema grazia ed eleganza.

E’ un vino dinamico, fresco ma al contempo importante, sicuramente pronto per essere bevuto, ma altresì capace di regalare grandi soddisfazioni dopo qualche anno in cantina.

L’ho abbinato solo all’atmosfera autunnale tipica di queste serate e a qualche pezzettino di caprino sardo con salsa alle pere.

Custodisco gelosamente in cantina la riserva Le Baroncole e il Percarlo, nell’attesa che arrivi il momento giusto per scrivere un altro bel capitolo di questa storia.

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