7 Agosto 2022

Ciacci Piccolimini D’Aragona – Brunello di Montalcino DOCG 2007

Ci sono cascato di nuovo…la val d’Orcia ormai la uso quasi a scopo terapeutico…quando il meteo fuori ha il broncio, cerco un Brunello di Montalcino DOCG, ritorno con la mente alle passeggiate fatte tra quei vigneti e con la giusta nostalgia mi lascio sopraffare dal gusto di un vino che su di me ha un potere magico, quello di cancellare ogni grigiore che mi attanaglia l’anima.

Con questa bottiglia ormai ci scrutavamo attentamente ogni volta che mi affacciavo in cantinetta, lei sembrava urlare quanto fosse pronta e io che, con il solito timore reverenziale verso il Sangiovese grosso, la lasciavo vicino ai suoi fratelli più giovani predicando un altro po’ di pazienza, sperando sempre di non oltrepassare quel limite che con il Brunello sembra non arrivare mai.

Quello che amo del Brunello di Montalcino, ed ho avuto la fortuna di assaggiarlo sia direttamente dalla botte che con più di 30 primavere sul groppone, è la capacita di esprimere il proprio potenziale ed un totale equilibrio, chiaramente con sfumature differenti, in qualsiasi stato evolutivo lo si assaggi, un po’ per l’eleganza insita nel DNA del Sangiovese grosso, un po’ anche per la lavorazione certosina e l’affinamento rigorosamente in botti grandi, indispensabile per struttura, equilibrio e longevità, ma altresì non invasivo e rispettoso del carattere già importante del vitigno.

Troppo facile dire che adoro il Brunello, sarebbe un po’ come fare i complimenti a uno chef tristellato per aver azzeccato la cottura della pasta, ma quello che soggettivamente posso permettermi di dire è che il Brunello è uno di quei vini che mi suscita emozioni ogni volta diverse e mi fa scoprire di volta in volta sfaccettature nuove di un mondo che sembra non esaurire mai le sorprese.

Passiamo al dunque, La Tenuta Ciacci Piccolomini d’Aragona, ubicata a sud est nel comune di Montalcino, si estende nelle immediate vicinanze del borgo medioevale di Castelnuovo dell’Abate e della famosa abbazia romanica di S. Antimo ed è disposta su una vasta area di 220 ettari, 55.5 dei quali dedicati ai vigneti e 40 agli oliveti.

L’azienda dispone di due cantine, la cantina storica denominata Palazzo, eretta nel sec. XVII, adibita al lungo invecchiamento dei vini più pregiati e a custodire la memoria storica della cantina, con le più vecchie annate ancora conservate nei sotterranei, e la nuova cantina Molinello, situata nelle vicinanze di Castelnuovo dell’Abate, dove, oltre ai locali destinati alla vinificazione, l’invecchiamento e l’affinamento dei vini, sono ubicati altresì gli uffici. 

Per il Brunello di Montalcino DOCG vengono selezionati i migliori grappoli dagli 8 ettari circa di vigneti situati tra i 240 e i 360 metri sul livello del mare. La fermentazione viene effettuata in recipienti di acciaio inox e in vasche di cemento vetrificate, rigorosamente a temperatura controllata, mentre l’affinamento, come da prassi, avviene in botti di rovere di slavonia di capacità tra i 25 e gli 85 hl per più di 2 anni, con ulteriore affinamento in bottiglia di almeno 8 mesi.

Quando l’abbiamo aperta ci siamo persi un po’ nei conti, ci sembrava assurdo che il vino nel calice avesse 14 anni, abbiamo iniziato a mettere in discussione la matematica, il funzionamento delle calcolatrici e quando siamo arrivati alla relatività di Einstein ci siamo resi conto che forse dovevamo convincerci che fosse proprio così.

Alla vista sfavilla un rosso rubino di integrità assoluta, luminosità indiscutibile e consistenza poderosa. Abbiamo scavato nei meandri del calice per trovare quella sfumatura aranciata, quella perdita di luminosità, quel piccolo segno di cedimento che, possiamo garantire con assoluta certezza, decisamente non esiste.

Bellissima l’impronta olfattiva, sembra una corsa tra le percezioni verso la predominanza, che però non viene mai raggiunta, in uno scenario regnato da assoluto equilibrio e finezza. Si percepiscono immediatamente le note fruttate, caratterizzate da piccoli frutti rossi e prugne in confettura, arricchite da un’elegante e dolce speziatura, con pepe e tabacco sugli scudi, una piacevole sfumatura vanigliata e sullo sfondo sentori emergenti di cacao e note eteree e terrose.

Al gusto regnano eleganza e potenza, in un sorso caldo e morbido, di bella freschezza, in barba agli anni, e un tannino ancora vivo, leggiadro e setoso, vestito a festa ed integrato in un ecosistema, ribadisco, di assoluto equilibrio. La persistenza è notevole, il sorso di grande intensità sembra davvero essere eterno. Grande armonia in un vino che sicuramente nasce per accompagnare piatti di bel corpo e di grande struttura. Spero di assaggiare presto i cru dell’azienda, saranno sicuramente fonte di emozioni uniche!

Adoro il Brunello, ogni volta diventa un’esperienza nuova, l’ho già detto? Prosit!

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