2 Dicembre 2022

Il Rogito – Cantine del notaio

Ritorniamo in Basilicata e ci deliziamo ancora una volta con un prodotto della cantina più premiata d’Italia, l’azienda Cantine del Notaio, della famiglia Giuratrabocchetti. Fiore all’occhiello della produzione di questa azienda non può che essere l’aglianico del vulture, lavorato in maniera tale da esprimere al meglio ogni singola peculiarità in tutte le sfaccettature possibili. Oggi proponiamo la degustazione del famoso rosato di questa azienda, il Rogito, Basilicata IGT, Aglianico 100%.

Per quanto possa sembrare non convenzionale, la lavorazione “scarica” di questo vitigno ha radici ben più antiche di quanto si possa immaginare. Come sottolinea la stessa cantina nella presentazione del vino, Andrea Bacci, fin dal 1596, parlava, a proposito di aglianico, di “…uve che non sono così nere…e di succo di consistenza mediana”, così come Lacerio, storico e geografo del XVI secolo e bottigliere di Papa Paolo III Farnese, che scrive sempre a proposito dell’Aglianico “…Tali vini sono anco carichi di colore, e ne sono delli scarichi molto migliori e più pastosi…Di tali vini S.S. bevevo molto volentieri e dicevali bevanda delli vecchi, rispetto alla pienezza”.

Insomma è dal passato che sembra giungere la via maestra che ha portato alla produzione di un rosato così eclettico e strutturato, con una personalità tale da porlo di diritto tra i protagonisti del panorama “rosato” italiano.

Le uve per questo vino sono raccolte a mano nella prima decade di ottobre, quando si è raggiunta la massima maturità tecnologica e con una maturità fenolica non conclusa al 100%. Il mosto viene fatto macerare sulle bucce per 1 o 2 giorni e viene, quindi, vinificato a temperatura controllata in vasche di acciaio inox. Dopo un accenno di manolatica, essenziale per donare la giusta morbidezza al vino, viene fatto affinare in tonneaux o carati di rovere francese di diverso passaggio per almeno 12 mesi. Già dalla lavorazione è facile intendere come questo rosato sia l’ideale per chi adora i rossi, ma vuole concedersi una fresca e dissetante brezza estiva.

Alla vista si presenta di un rosa chiaretto decisamente particolare e distinto, cristallino e con ottima consistenza.

All’olfatto imperano i piccoli frutti rossi e la percezione di melograno, che si spingono fino a sfumature dolciastre e vengono esaltati da un’elegante speziatura, caratterizzata da sentori di pepe, e da una freschissima balsamicità. Interessante anche la percezione floreale che riporta alla memoria una rosa leggermente appasita, frutto evidente della particolare lavorazione di questo aglianico sui generis.

Al gusto è secco, caldo e di giusta morbidezza. La freschezza è perfetta e va a braccetto con la sapidità, fino a creare un equilibrio esaltante. Il corpo è notevole per la tipologia e la persistenza è piacevolmente lunga. L’armonia lo porta a ottimi livelli.

Come sempre la cantina ha modellato un vino da premio.

Perfetto da abbinare con preparazioni mediamente strutturate, sia di carne che di pesce, e perchè no con i fantastici salumi lucani. Da il meglio di sè servito tra i 12 e i 15 gradi.

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