2 Dicembre 2022

Le Braci – Severino Garofano

Ogni tanto penso ad uno dei momenti chiave della mia vita, ero appena laureato, ero in bici tra le strade della mia terra, stranamente solo, e, con il mare a destra e la collina a sinistra, speravo con tutto come stesso che la vita mi regalasse la possibilità di calcare quelle strade sempre con la stessa libertà, senza dover macinare chilometri su chilometri e dipendere da calendari, ferie o terzi impedimenti. Mi è toccato aspettare un po’, ma ce l’ho fatta e quando ho assaggiato questa etichetta, emblema di una lotta vinta da grandi uomini che hanno portato ai massimi livelli del mondo enologico ciò che era ritenuto solo un surrogato adatto a mitigare l’esuberanza dei vini del nord, ho respirato come allora il fascino della terra rossa e dei muretti a secco, degli ulivi e del mare, del vento e del sole, dell’aria che qui ha un sapore unico.

Le braci è il cavallo di battaglia della cantina Vini Garofano, un prodotto che porta con sé tutto lo studio, la passione e l’amore di Severino Garofano per il negroamaro e più in generale per la viticoltura pugliese, tanto da ergerlo senza discussione a padre fondatore della produzione di qualità di questo territorio.

Le Braci nasce solo nelle annate migliori, quando vengono selezionati i grappoli di Negroamaro di antichi alberelli in agro di Copertino, quelli che meglio sanno portare a maturazione, anzi a sovramaturazione, acini perfetti per ottenere poi un vino complesso sia nel colore che per le sensazioni gusto-olfattive. Alla succulenza e corposità donate dalla vendemmia leggermente tardiva si affianca l’eleganza e la morbidezza frutto del processo di maturazione e affinamento, svolto per 10 mesi in piccole botti e 18 mesi in bottiglia.

Alla vista è pieno, grosso, tutto d’un pezzo, di un rosso rubino intenso, consistente, impenetrabile, affascinante.

L’olfatto rapisce l’attenzione, ti porta nel mondo del Negroamaro e come in un sogno ci si ritrova in un’esplosione di piccoli frutti rossi, che mano nella mano ad un floreale intenso, di una viola colta e lasciata appassire al sole, aprono il cammino a un susseguirsi interminabile di terziari, con cacao amaro, cuoio, vaniglia e leggera tostatura sugli scudi.

Il sorso è preciso, secco, di ottima morbidezza e con una divertente percezione pseudo-calorica. La freschezza e la sapidità lo rendono bevibile all’ennesima potenza, mentre il tannino, perfettamente domato da una lavorazione che sfiora la perfezione, è setoso, per niente aggressivo, per una beva che nell’insieme trasuda eleganza da tutti i pori.

Intensità e persistenza sono a livelli altissimi, ma l’equilibrio e l’armonia sbalordiscono. Il corpo decisamente robusto si accompagna all’eleganza con estrema discrezione in un sorso francamente armonico ed espressione fine della terra d’origine.

L’abbinamento con un fornello pugliese viene naturale, ma a me è piaciuto berlo sul divano, con gli occhi chiusi, mentre ricordavo a me stesso quanto sono fortunato.

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