2 Dicembre 2022

Osteria già sotto l’arco – La storia

Sono andato a casa! Già…strano esordire così, eppure è la prima cosa che mi viene in mente uscendo dall’Osteria (chiamiamola così 😛 ) “Già Sotto L’arco” della splendida famiglia Buongiorno, a Carovigno.

Sono stato a Carovigno tantissime volte, ma mai mi ero addentrato nel fantastico centro storico come ho fatto prima dell’arrivo al ristorante a causa del solito casino combinato dal sottoscritto con Google Maps. Devo però ammettere che l’inconveniente mi ha permesso di recepire ancor meglio come questo fantastico palazzo settecentesco sia incastonato alla perfezione nella storia di questo paese e produca, con eleganza e finezza, lussuose esperienze laddove il popolo carovignese fondò con fatica e virtù questa bella città.

Alla vista dell’insegna in pietra e salendo le scale che aprono le porte dell’Osteria Già sotto l’arco un brivido ha costantemente invaso la mia schiena, chiaramente ardito dalla consapevolezza di essere in procinto di entrare in uno dei templi storici della ristorazione pugliese.

Ritornando al concetto di casa, di famiglia, di luogo sicuro, prima di addentrarci nei succulenti dettagli enogastronomici, qualcosa l’avevo studiata prima della visita, come ha sagacemente sgamato il padron di sala Teodosio Buongiorno, persona squisita dall’innata ma mai invadente simpatia, ma a quanto pare qualche particolare mi era sfuggito. Quando ho sentito la professionale e preparata Antonella, co-conduttrice della scena in sala, pronunciare la parola papà, ho capito di essere in una favola, un ambiente familiare in termini didascalici, quasi didattici, con certe ed intrinseche difficoltà, mai però trapelate nel corso del servizio, capace di donare un senso di tranquillità e serenità d’altri tempi. Io sarò eccessivamente passionale e tradizionalista, ma questa cose mi portano con la mente in un altro pianeta.

Fatte tali dovute e accorate premesse, la location sprizza raffinatezza da tutti i pori, con un arredo che in maniera quasi maniacale ricorda i regali palazzi barocchi della nobiltà. La sistemazione delle stanze riporta altresì alla mente quel concetto di casa, in cui c’è chi si preoccupa di coccolare coloro i quali, per almeno un paio d’ore, sono considerati i veri proprietari della residenza.

Il tempo di pochi formali convenevoli e delle necessarie scelte e subito ci buttiamo a capofitto in un percorso che ci ha catturati tra 8 portate e un equilibrato ed egregio wine pairing.

La cucina la ritengo prima d’ogni cosa intrigante, gli sfarzi sono pochi e al posto giusto, nessun eccesso, grande classicità esaltata da una sapiente ed equilibrata componente innovativa. La chef Teresa esalta le peculiarità pugliesi arricchendole con tocchi di sano e curioso esotismo, riuscendo a creare un gusto intenso e un ricordo fisso e piacevole che si fissa tra i cassetti della memoria in maniera indelebile. Non voglio addentrarmi nella descrizione dei piatti, ho la consapevolezza di non esserne all’altezza, ma voglio fare una piccola menzione per i miei preferiti, il tortello con ricciola arricchito da una bisque di ricciola, tonno secco e wasabi, straordinariamente intenso e armonico, e il baccalà con salsa agli agrumi e crema di patate, indimenticabile persino per me che non mangio baccalà (ma non ditelo a mia moglie!).

Teresa a sorpresa (questo il nome dei percorsi degustativi) è stata davvero una bella esperienza, di cui provo a rendere un minimo l’idea tramite qualche scatto:

Nell’aria è ben percepibile la cultura e lo studio alla base dell’offerta, tra l’altro arricchita da vini e oli di produzione familiare costruiti sulla base delle esigenze dei clienti, di qualità straordinaria, facilitati nella loro evoluzione dall’esperienza pluriennale delle menti che anno dopo anno li partoriscono.

L’abbinamento dei vini ha dato gran lustro alle creazioni della chef, accompagnando pietanza dopo pietanza sapori e percezioni con sapiente e tarato equilibrio, giocando tra l’altro con i territori e con le singole peculiarità di ogni vitigno. Anche qui non voglio elencare nel dettaglio gli assaggi per non spoilerare più di quanto già fatto quello che aspetta l’ospite, ma come minimo i miei pairing preferiti li devo riportare: uno straordinario sauvignon cileno di Haras de Pirque dalle intense note vegetali fortemente tipiche che in me causano una preoccupante dipendenza (Sigh), una verdeca della cantina di famiglia che esalta la “Meglio Puglia” e, dulcis in fundo, una chicca degna del migliore Houdini, questa volta travestito da Teodosio Buongiorno, un porto rosé che ha impreziosito un dessert a base di cioccolato e chiuso un’esperienza paradisiaca.

Non mi resta che ringraziare la famiglia Buongiorno per aver contribuito alla mia convinzione che le esperienze con questo tipo di ristorazione sono fonte di benessere assoluto (fortuna che non farò mai il politico altrimenti lotterei per l’inserimento tra i trattamenti terapeutici mutuabili) e per aver permesso a me e alla mia amata moglie di festeggiare nel miglior modo possibile il nostro quarto anniversario di nozze, tra l’altro impreziosito da un gentile e gradito omaggio gastronomico.

Che aspettate? Prenotate!

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